Non neurodiversità bensì neurocomplessità.

Sono sempre stata contraria all’idea che la giftedness fosse definita come “neurodiversità” e per questo accomunata a condizioni che, per natura, sono da essa estremamente diverse. Ritengo che includerla sotto questo grande ombrello porti a interpretazioni non corrette di ciò che è l’essenza della giftedness, con ripercussioni sul benessere dei gifted. Mi è stato chiesto di esprimere il mio pensiero in un breve paragrafo per la newsletter del 𝘎𝘪𝘧𝘵𝘦𝘥 𝘋𝘦𝘷𝘦𝘭𝘰𝘱𝘮𝘦𝘯𝘵 𝘊𝘦𝘯𝘵𝘦𝘳:
“”𝘕𝘦𝘶𝘳𝘰𝘥𝘪𝘷𝘦𝘳𝘴𝘪𝘵𝘺”, 𝘢𝘴 𝘪𝘵 𝘪𝘴 𝘤𝘶𝘳𝘳𝘦𝘯𝘵𝘭𝘺 𝘪𝘯𝘵𝘦𝘯𝘥𝘦𝘥 𝘪𝘯 𝘵𝘩𝘦 𝘱𝘶𝘣𝘭𝘪𝘤 𝘥𝘪𝘴𝘤𝘰𝘶𝘳𝘴𝘦, 𝘪𝘴 𝘢𝘯 𝘪𝘯𝘵𝘦𝘭𝘭𝘦𝘤𝘵𝘶𝘢𝘭 (𝘪.𝘦., 𝘯𝘰𝘯-𝘴𝘤𝘪𝘦𝘯𝘵𝘪𝘧𝘪𝘤) 𝘤𝘰𝘯𝘴𝘵𝘳𝘶𝘤𝘵 𝘰𝘳𝘪𝘨𝘪𝘯𝘢𝘭𝘭𝘺 𝘢𝘥𝘰𝘱𝘵𝘦𝘥 𝘢𝘴 𝘵𝘩𝘦 𝘧𝘰𝘶𝘯𝘥𝘢𝘵𝘪𝘰𝘯 𝘰𝘧 𝘢 𝘩𝘶𝘮𝘢𝘯 𝘳𝘪𝘨𝘩𝘵𝘴 𝘮𝘰𝘷𝘦𝘮𝘦𝘯𝘵 𝘪𝘯𝘵𝘦𝘯𝘥𝘦𝘥 𝘧𝘰𝘳 𝘢𝘶𝘵𝘪𝘴𝘮 𝘢𝘥𝘷𝘰𝘤𝘢𝘤𝘺. 𝘞𝘪𝘵𝘩 𝘵𝘪𝘮𝘦, 𝘵𝘩𝘪𝘴 𝘮𝘰𝘷𝘦𝘮𝘦𝘯𝘵 𝘩𝘢𝘴 𝘱𝘶𝘴𝘩𝘦𝘥 𝘵𝘰 𝘦𝘹𝘱𝘢𝘯𝘥 𝘵𝘩𝘦 𝘤𝘰𝘯𝘴𝘵𝘳𝘶𝘤𝘵 𝘵𝘰 𝘪𝘯𝘤𝘭𝘶𝘥𝘦 𝘢𝘯 𝘦𝘷𝘦𝘳-𝘪𝘯𝘤𝘳𝘦𝘢𝘴𝘪𝘯𝘨 𝘯𝘶𝘮𝘣𝘦𝘳 𝘰𝘧 “𝘥𝘪𝘧𝘧𝘦𝘳𝘦𝘯𝘤𝘦𝘴” 𝘸𝘩𝘪𝘤𝘩 𝘴𝘩𝘢𝘳𝘦 𝘵𝘩𝘦 𝘤𝘰𝘮𝘮𝘰𝘯 𝘵𝘳𝘢𝘪𝘵 𝘰𝘧 𝘤𝘳𝘦𝘢𝘵𝘪𝘯𝘨 𝘥𝘪𝘧𝘧𝘪𝘤𝘶𝘭𝘵𝘪𝘦𝘴 𝘰𝘳 “𝘥𝘦𝘧𝘪𝘤𝘪𝘵𝘴.”
𝘓𝘢𝘵𝘦𝘭𝘺, 𝘱𝘦𝘰𝘱𝘭𝘦 𝘩𝘢𝘷𝘦 𝘴𝘵𝘢𝘳𝘵𝘦𝘥 𝘥𝘦𝘣𝘢𝘵𝘪𝘯𝘨 𝘸𝘩𝘦𝘵𝘩𝘦𝘳 𝘨𝘪𝘧𝘵𝘦𝘥𝘯𝘦𝘴𝘴 𝘴𝘩𝘰𝘶𝘭𝘥 𝘣𝘦 𝘱𝘭𝘢𝘤𝘦𝘥 𝘶𝘯𝘥𝘦𝘳 𝘵𝘩𝘦 “𝘯𝘦𝘶𝘳𝘰𝘥𝘪𝘷𝘦𝘳𝘴𝘪𝘵𝘺” 𝘶𝘮𝘣𝘳𝘦𝘭𝘭𝘢. 𝘐 𝘱𝘦𝘳𝘴𝘰𝘯𝘢𝘭𝘭𝘺 𝘧𝘪𝘯𝘥 𝘵𝘩𝘪𝘴 𝘥𝘦𝘣𝘢𝘵𝘦 𝘵𝘰 𝘣𝘦 𝘶𝘯𝘯𝘦𝘤𝘦𝘴𝘴𝘢𝘳𝘺. 𝘐𝘯 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘳𝘢𝘴𝘵 𝘵𝘰 𝘢𝘭𝘭 𝘵𝘩𝘰𝘴𝘦 𝘰𝘵𝘩𝘦𝘳 “𝘥𝘪𝘧𝘧𝘦𝘳𝘦𝘯𝘤𝘦𝘴,” 𝘨𝘪𝘧𝘵𝘦𝘥𝘯𝘦𝘴𝘴, 𝘪𝘯 𝘪𝘵𝘴𝘦𝘭𝘧, 𝘥𝘰𝘦𝘴 𝘯𝘰𝘵 𝘤𝘳𝘦𝘢𝘵𝘦 𝘥𝘪𝘧𝘧𝘪𝘤𝘶𝘭𝘵𝘪𝘦𝘴 𝘰𝘳 𝘥𝘦𝘧𝘪𝘤𝘪𝘵𝘴; 𝘵𝘩𝘪𝘴 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘳𝘢𝘴𝘵 𝘪𝘴 𝘴𝘪𝘮𝘱𝘭𝘺 𝘵𝘰𝘰 𝘱𝘳𝘰𝘧𝘰𝘶𝘯𝘥 𝘵𝘰 𝘣𝘦 𝘪𝘨𝘯𝘰𝘳𝘦𝘥. 𝘔𝘦𝘳𝘨𝘪𝘯𝘨 𝘪𝘵 𝘸𝘪𝘵𝘩 “𝘯𝘦𝘶𝘳𝘰𝘥𝘪𝘷𝘦𝘳𝘴𝘪𝘵𝘪𝘦𝘴” 𝘸𝘰𝘶𝘭𝘥 𝘤𝘳𝘦𝘢𝘵𝘦 𝘵𝘩𝘦 𝘪𝘮𝘱𝘳𝘦𝘴𝘴𝘪𝘰𝘯 𝘵𝘩𝘢𝘵 𝘨𝘪𝘧𝘵𝘦𝘥𝘯𝘦𝘴𝘴 𝘵𝘰𝘰 𝘯𝘦𝘦𝘥𝘴 𝘵𝘰 𝘣𝘦 “𝘵𝘳𝘦𝘢𝘵𝘦𝘥.” 𝘐 𝘧𝘦𝘦𝘭 𝘵𝘩𝘢𝘵 𝘵𝘩𝘪𝘴 𝘮𝘪𝘯𝘥𝘴𝘦𝘵 𝘸𝘰𝘶𝘭𝘥 𝘭𝘦𝘢𝘥 𝘵𝘰 𝘩𝘢𝘳𝘮𝘧𝘶𝘭 𝘤𝘰𝘯𝘴𝘦𝘲𝘶𝘦𝘯𝘤𝘦𝘴 𝘧𝘰𝘳 𝘵𝘩𝘦 𝘨𝘪𝘧𝘵𝘦𝘥 𝘢𝘯𝘥 𝘵𝘩𝘰𝘴𝘦 𝘸𝘩𝘰 𝘤𝘢𝘳𝘦 𝘢𝘣𝘰𝘶𝘵 𝘵𝘩𝘦𝘮.”
(La “neurodiversità”, così come viene generalmente intesa, è un costrutto intellettuale (cioè non scientifico) originariamente adottato come fondamento di un movimento per i diritti umani volto a sostenere la causa dell’autismo. Nel tempo, questo movimento ha spinto ad ampliare il costrutto per includere un numero sempre crescente di “differenze” che condividono il tratto comune di creare difficoltà o “deficit”. Ultimamente, si è iniziato a discutere se la giftedness debba essere inclusa tra le “neurodiversità”. Personalmente, trovo questo dibattito ingiustificato, in quanto, a differenza di tutte le altre “differenze”, essere gifted, di per sé, non crea difficoltà o deficit; questo contrasto è semplicemente troppo profondo per essere ignorato. Inserire la giftedness tra le “neurodiversità” darebbe l’impressione che anche i gifted debbano essere in qualche misura “curati”. Ritengo che questa prospettiva possa portare a conseguenze dannose per i gifted e per coloro che si prendono cura di loro.)
Il 𝘊𝘰𝘭𝘶𝘮𝘣𝘶𝘴 𝘎𝘳𝘰𝘶𝘱, il gruppo di ricercatori del 𝘎𝘪𝘧𝘵𝘦𝘥 𝘋𝘦𝘷𝘦𝘭𝘰𝘱𝘮𝘦𝘯𝘵 𝘊𝘦𝘯𝘵𝘦𝘳 che ha creato il costrutto di giftedness come asincronia, propone oggi un nuovo termine da usare per la giftedness, che si distingue dalla “neurodiversità”, su cui concordo completamente: 𝙣𝙚𝙪𝙧𝙤𝙘𝙤𝙢𝙥𝙡𝙚𝙭𝙞𝙩𝙮 – 𝙣𝙚𝙪𝙧𝙤𝙘𝙤𝙢𝙥𝙡𝙚𝙨𝙨𝙞𝙩𝙖̀.
• La 𝗻𝗲𝘂𝗿𝗼𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝘀𝘀𝗶𝘁𝗮̀ descrive i gifted come complessi sia dal punto di vista cognitivo che emotivo. La loro complessità li rende vulnerabili in ambienti che non comprendono le loro differenze.
• Questo termine mantiene l’idea di una struttura neurologica distinta, ma pone l’accento sulla necessità di fornire accomodamenti che permettano di crescere armoniosamente e realizzare le capacità innate, piuttosto che sul “correggere” una condizione.

© Gifted Italia 2025. Tutti i diritti sono riservati. Sono vietate la riproduzione e/o diffusione anche parziale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *