Cosa insegniamo agli insegnanti?
Questo è un argomento che ricorre molto spesso nei nostri seminari, e mi è tornato alla mente oggi parlando con un insegnante.
In Italia le definizioni di giftedness usate derivano essenzialmente da due definizioni americane, una risalente al 1972 del 𝘜𝘚 𝘖𝘧𝘧𝘪𝘤𝘦 𝘰𝘧 𝘌𝘥𝘶𝘤𝘢𝘵𝘪𝘰𝘯, 𝘙𝘦𝘱𝘰𝘳𝘵 𝘵𝘰 𝘵𝘩𝘦 𝘊𝘰𝘯𝘨𝘳𝘦𝘴𝘴 𝘰𝘧 𝘵𝘩𝘦 𝘜𝘯𝘪𝘵𝘦𝘥 𝘚𝘵𝘢𝘵𝘦𝘴¹, e una della 𝘕𝘢𝘵𝘪𝘰𝘯𝘢𝘭 𝘈𝘴𝘴𝘰𝘤𝘪𝘢𝘵𝘪𝘰𝘯 𝘧𝘰𝘳 𝘎𝘪𝘧𝘵𝘦𝘥 𝘊𝘩𝘪𝘭𝘥𝘳𝘦𝘯 (𝘕𝘈𝘎𝘊) aggiornata in un position statement² del 2019. Queste sono definizioni scolastiche che sono state formulate per inserirsi nel panorama americano della gifted education. L’importante elemento di base che si trascura è che la giftedness è un fenomeno psicologico, non scolastico, quindi in assenza di una implementazione sistematica della gifted education come nelle nostre scuole, non ha senso far riferimento a tali definizioni.
Pertanto, finché insegneremo ai nostri insegnanti che la giftedness si definisce attraverso «prestazioni e risultati eccellenti» loro ricercheranno negli alunni e negli studenti la performance e non la loro natura interiore, che è invece ciò che li rende gifted.
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¹I bambini gifted sono quelli identificati da persone professionalmente qualificate che, in virtù di capacità eccezionali, sono capaci di prestazioni elevate. […] I bambini capaci di prestazioni elevate includono quelli con risultati dimostrati e/o capacità potenziali in una qualsiasi delle seguenti aree, singolarmente o in combinazione:
1. Abilità di intelligenza generale
2. Attitudini accademiche specifiche
3. Pensiero creativo o produttivo
4. Capacità di leadership
5. Arti visive e dello spettacolo
6. Abilità psicomotoria.
²Gli studenti con doti e talenti si distinguono per prestazioni superiori, o per la capacità potenziale di raggiungere tali prestazioni, rispetto ai coetanei della stessa età, con esperienze e contesto sociale simili, in uno o più ambiti.
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