Il cuore e l’anima della giftedness.
Vi riporto qui un mio commento ad un post in cui mi sono imbattuta, che descriveva la giftedness.
Voglio condividere la nostra prospettiva. Ci dispiace che la giftedness venga ancora una volta descritta come un peso e una fragilità. In Italia c’è un bisogno urgente di un cambio di prospettiva che porti a riconoscere la bellezza e la positività di questo modo di essere. La nostra società tende a concentrarsi sui “deficit”, pensando così di poter supportare chi è diverso. La giftedness significa essere diversi, molto diversi dalla norma, eppure definirla semplicemente come una mente veloce che soffre per il peso emotivo non rende giustizia e non aiuta i gifted a comprendere perché nessuno afferra la loro vera natura. E sì, perché è solo quando smettiamo di vedere la loro profondità come un “problema” che possiamo finalmente capirla.
Proviamo quindi a considerare l’intensa sensibilità delle persone gifted come un elemento positivo e una ricchezza della loro personalità, invece di vederla come un tratto faticoso da gestire. I gifted non si sentono “troppo”, ma, come dice Linda Silverman, sono semplicemente “troppo” per gli altri: questa è una differenza fondamentale nella percezione di sé all’interno di una società che non li comprende.
L’essere gifted viene spesso ridotto a una capacità cognitiva elevata, a una mente sempre occupata da mille domande e interessi, che genererebbe vulnerabilità e fragilità emotiva. In realtà, ciò che i gifted sperimentano non è una fragilità interiore, ma una mancata comprensione da parte del mondo. Per comprenderli davvero, è necessario ribaltare la narrazione e partire dalla conoscenza del vero significato del loro universo emotivo, non quello cognitivo. Solo così si capirà che la loro sete di conoscenza nasce dal cuore, un cuore forte e determinato a decifrare e spiegare il mondo. Come ricordava la nostra Annemarie Roeper, “le emozioni sono il cuore e l’anima della giftedness.” L’intensità emotiva dei gifted è fonte di energia non di fragilità, è ciò che li spinge ad apprendere quando la loro capacità cognitiva è semplicemente il veicolo attraverso cui esplorano il mondo che li circonda. Quindi, ribaltiamola questa narrazione: riconosciamo che la loro forza risiede nelle emozioni e soltanto così potremmo dire di aver a cuore il benessere dei gifted.
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