Emotional Giftedness.

Il giorno in cui conobbi Linda Silverman, tra le tante cose accadute, un particolare della nostra prima interazione mi rimarrà per sempre impresso. Raccontando quanto trovassi affascinante l’idea che la giftedness avesse una base emotiva oltre che cognitiva, le parlai di come i pensieri di Annemarie Roeper avessero avuto un impatto molto profondo nel mio modo di vedere la giftedness.

Annemarie Roeper è stata una delle prime educatrici a studiare la psicologia della giftedness per comprendere in che modo lo sviluppo psicologico dei bambini gifted differisse da quello dei bambini nella norma. La sua attenzione era rivolta al complesso sviluppo interiore del bambino gifted. Fu una delle prime a occuparsi della psiche dei gifted, di cui si sapeva ancora poco al tempo, e aprì così la porta a un nuovo ed entusiasmante campo di osservazione, indagine e ricerca.

Sapevo benissimo che Annemarie era stata la sua guida intellettuale, il suo adorato mentore, e che tutta la sua prospettiva era nata dalla filosofia della giftedness sviluppata da Annemarie.

Linda allora mi prese sottobraccio e mi disse: “Vieni, ti faccio vedere una foto di me e Annemarie”. ❤️

Ecco alcuni estratti dei pensieri di Annemarie, colei che interpretò la “𝘦𝘮𝘰𝘵𝘪𝘰𝘯𝘢𝘭 𝘨𝘪𝘧𝘵𝘦𝘥𝘯𝘦𝘴𝘴”.

“Le emozioni sono il cuore e l’anima della giftedness. È proprio nell’ambito emotivo che i gifted differiscono maggiormente dagli altri. Escludendo le emozioni, perdiamo l’essenza stessa della giftedness.”¹

“Sono convinta che il bambino gifted sia emotivamente diverso dagli altri. Il Sé del bambino gifted è strutturato in modo differente. La profondità della sua consapevolezza è diversa. Il centro della sua vita interiore è diverso. La sua visione del mondo è più complessa in un modo fondamentale. Per questo non si può affermare che un bambino sia “parzialmente gifted” in alcune aree e non in altre. Esiste una struttura di personalità propria della giftedness e, quanto più elevata è la giftedness del bambino, tanto più questa differenza diventa evidente e tanto più spesso il suo Sé entra in conflitto con le aspettative dell’ambiente circostante. Questa differenza viene allora percepita come un difetto del bambino, anziché come una difficoltà nel rapporto tra lui e un mondo esterno che non lo comprende.

[…] Sono inoltre convinta che, nella maggior parte dei casi, i problemi che osserviamo siano generati dall’interazione tra l’ambiente e il bambino. La comunità educativa tende spesso a concentrarsi su strategie per far sì che il bambino si adatti alle nostre aspettative, invece di comprendere, sostenere e sviluppare la sua vita interiore straordinariamente ricca. L’educazione cerca di raggiungere i propri obiettivi creando strategie di intervento, piuttosto che costruendo canali di relazione. La direzione interiore, l’Anima o il Sé sono realtà intangibili, meno facilmente accessibili alla ricerca scientifica, ma profondamente comprensibili attraverso l’osservazione e l’empatia.

[…] Credo che ogni processo di crescita e di apprendimento passi attraverso il complesso Sé del bambino gifted. Questa complessità deve essere riconosciuta, compresa e valorizzata.”²


¹Roeper, A. (1995). The Emotional Dimensions of Giftedness. Roeper Review, Vol. 17, No. 3
²Roeper, A. (1996). A Personal Statement of Philosophy of George and Annemarie Roeper. Roeper Review, Vol. 19, No. 1

 


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