Qualcosa di prezioso.
Quante volte la giftedness viene tradotta, assimilata, addirittura eguagliata, al talento? Quante volte, quando si parla di giftedness, l’attenzione si concentra sullo sviluppo del talento?
Linda Silverman scrive:
«Nel sostituire la giftedness con un mosaico di talenti, abbiamo perso di vista l’intera dimensione morale della giftedness. Le persone gifted, grazie alla loro maggiore facilità nel ragionamento astratto, hanno una vita interiore complessa, sviluppano precoci interrogativi di natura etica e mostrano una più intensa consapevolezza del mondo che le circonda.
Quando frammentiamo la nostra comprensione della giftedness in una molteplicità di talenti distinti, perdendo di vista l’interconnessione tra le sue dimensioni intellettiva, morale ed emotiva, rischiamo di favorire lo sviluppo di bambini sempre più unidimensionali.
E, attribuendo un’importanza eccessiva alla performance, attraverso competizioni, attenzione mediatica, riconoscimenti esterni e ricompense, potremmo involontariamente trasmettere ai bambini gifted l’idea di essere apprezzati soltanto per ciò che fanno, anziché per ciò che sono, nella loro totalità. Annemarie Roeper direbbe che abbiamo dimenticato il «Sé» del bambino.
Sì, in questo scambio abbiamo perso qualcosa di prezioso: la capacità di riconoscere e comprendere la ricchezza del mondo interiore e della sensibilità morale delle persone gifted.»
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Da “𝘛𝘩𝘦 𝘔𝘰𝘳𝘢𝘭 𝘚𝘦𝘯𝘴𝘪𝘵𝘪𝘷𝘪𝘵𝘺 𝘰𝘧 𝘎𝘪𝘧𝘵𝘦𝘥 𝘊𝘩𝘪𝘭𝘥𝘳𝘦𝘯 𝘢𝘯𝘥 𝘵𝘩𝘦 𝘌𝘷𝘰𝘭𝘶𝘵𝘪𝘰𝘯 𝘰𝘧 𝘚𝘰𝘤𝘪𝘦𝘵𝘺”, Linda Silverman
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