Burnout e giftedness.
Una distinzione importante.
Nel keynote speech di Linda Silverman durante l’evento del GHF della scorsa settimana, una domanda ha portato alla luce un tema che ricorre spesso anche nel dibattito italiano: il cosiddetto 𝙗𝙪𝙧𝙣𝙤𝙪𝙩 𝙙𝙚𝙞 𝙜𝙞𝙛𝙩𝙚𝙙, spesso descritto come un fenomeno che si manifesterebbe nei gifted con maggiore frequenza rispetto alla popolazione generale.
Silverman ha precisato di non aver condotto personalmente ricerche sul burnout nei gifted. La sua posizione sul tema aiuta a comprendere perché non abbia sviluppato una ricerca in questa direzione: non considera il burnout un fenomeno specificamente riconducibile alla giftedness né una conseguenza naturale dell’essere gifted.
Ma allora come interpreta ciò che viene comunemente definito 𝘣𝘶𝘳𝘯𝘰𝘶𝘵? Silverman lo riconduce al concetto di 𝙝𝙤𝙥𝙚𝙡𝙚𝙨𝙨𝙣𝙚𝙨𝙨, cioè a uno stato emotivo caratterizzato dall’assenza di speranza, dalla disperazione o dalla convinzione che una situazione negativa o il futuro non possano migliorare, dove hopelessness può indicare la percezione che una situazione non abbia possibilità di soluzione o di successo.
Ed è proprio qui che emerge una distinzione fondamentale. Secondo Silverman, i gifted non sono hopeless: non sono affatto privi di speranza; possono invece provare ansia.
Questa distinzione cambia profondamente il modo in cui possiamo leggere alcuni comportamenti. Quando un bambino o un ragazzo gifted appare demotivato o profondamente scoraggiato, non dovremmo interpretare automaticamente ciò che osserviamo come una perdita di speranza. Ciò che emerge può essere invece legato all’ansia: la capacità di cogliere rapidamente connessioni, conseguenze e possibili sviluppi porta il bambino ad anticipare ciò che seguirà e a preoccuparsi per ciò che riesce già a intravedere. Ciò che dall’esterno può apparire come rassegnazione, rinuncia o assenza di speranza può quindi avere alla base un’esperienza emotiva molto diversa.
La distinzione è importante perché ci invita a non attribuire automaticamente alla giftedness ciò che osserviamo nel comportamento di un bambino gifted. Prima di parlare di “burnout dei gifted”, dovremmo chiederci che cosa stiamo realmente osservando e, soprattutto, che cosa sta vivendo il bambino dietro quel comportamento.
Ed è anche per questo che, come Gifted Italia, non riconosciamo nei bambini gifted una condizione di hopelessness. I bambini gifted non si lamentano: affrontano la vita con decisione ed estremo coraggio, forti e determinati. Sanno da sempre che la vita ha una miriade di sfumature e che il bello e il giusto prevarranno.
Pertanto, non sempre ciò che sembra hopelessness è davvero hopelessness. Questa prospettiva ci invita a interrogarci su ciò che stiamo realmente definendo “burnout nei gifted” e sulla necessità di distinguere il fenomeno osservato dalla giftedness stessa. Prima di concludere che una determinata manifestazione sia più frequente nei gifted proprio in ragione della loro giftedness, è necessario comprenderne l’origine e ciò che realmente sta alla base di ciò che osserviamo.
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