Gifted è un termine elitario?
Come osserva Linda Silverman, molte persone guardano con diffidenza al termine gifted, perché lo percepiscono come un’etichetta elitaria, associata al rischio di alimentare sentimenti di presunzione o di superiorità nei confronti degli altri. La sua lunga esperienza clinica con bambini gifted e le loro famiglie, tuttavia, l’ha portata a una conclusione diversa.
Ma cosa ne pensano i bambini gifted? Si sente spesso dire che i bambini gifted non si sentono a loro agio con la propria giftedness. Ma è davvero così? Oppure dipende da come l’ambiente si rapporta a loro?
Presupporre che un bambino non sia a suo agio con l’essere gifted significa non riconoscergli la capacità di conoscere e comprendere se stesso. Ed è forse parte della stessa convinzione che porta a ritenere che i bambini gifted non siano in grado di comprendere la propria complessità. Si assume infatti che nelle persone gifted esista una dissociazione tra capacità cognitive ed emotive, dove le emozioni rimangono indietro rispetto al pensiero, generando inevitabilmente una fatica emotiva. In questa prospettiva, aspetti che rappresentano una forza vengono interpretati come fragilità, perché si parte da una lettura non corretta del mondo interiore delle persone gifted. Si finisce così per immaginare, soprattutto i più giovani, come persone che faticano a convivere con la propria intensità e complessità cognitiva.
Quando i giovani gifted crescono in un contesto che non attribuisce valore al loro modo di essere e che non riconosce le loro differenze come caratteristiche positive, possono interiorizzare, fin da piccoli, il messaggio che ciò che li rende unici sia qualcosa da nascondere, ridimensionare o correggere. Eppure, questi giovani possiedono un mondo interiore straordinariamente ricco, una profondità di pensiero e una sensibilità che costituiscono la parte essenziale della loro identità, nella quale cognizione ed emozione sono intrinsecamente collegate.
Per questo, continuare a considerare le loro caratteristiche come problematiche solo perché si discostano dalla norma non favorisce uno sviluppo armonioso. Sono il mancato riconoscimento, l’incomprensione e la pressione ad adeguarsi, a trasformare differenze preziose in fonte di possibile sofferenza. Non è la giftedness a generare tutto questo: è il modo in cui viene accolta, interpretata e vissuta dall’ambiente ad alimentare tale sofferenza.
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