Quella comprensione che crea inclusione.
Colpisce profondamente continuare a leggere e sentire parlare di giftedness come sofferenza, peso, isolamento, fragilità, difficoltà, incapacità emotiva e relazionale. Questo modo di descrivere gli individui gifted finisce per costruire, nel tempo, un’aura che si trasforma in un muro difficile da abbattere. E se quel muro è fatto di mattoni di dolore e fatica, chi vi è confinato dentro rischia di convincersi che la propria essenza sia inevitabilmente triste, pesante e faticosa.
I gifted colgono le sfumature non dette con estrema sensibilità: è facile immaginare quanto profondamente possano interiorizzare narrazioni di questo tipo. Così, quasi senza accorgersene, possono arrivare a credere che quella sofferenza sia il loro destino, qualcosa da accettare perché intrinseco a ciò che sono.
Questo tipo di narrazione non ha però un impatto solo sugli individui gifted: coinvolge profondamente anche le loro famiglie, che spesso arrivano a vivere con timore, se non con vera e propria paura, l’idea che i propri figli possano essere gifted, associando questa condizione a un destino di difficoltà invece che alla possibilità di riconoscere e accogliere una natura ricca, luminosa e profondamente positiva.
Da oltre un decennio, in Italia, cerco di abbattere quel muro. Dall’esterno, infatti, sono evidenti le ricadute negative che questa visione produce, non solo sui gifted, ma sull’intera società. Da più di diciassette anni ho il privilegio di conoscere, studiare e approfondire un’altra prospettiva: una giftedness fatta di colore, fascino e complessità, osservata da ricercatori che da più di mezzo secolo ne colgono la ricchezza con uno sguardo attento e positivo.
In questa visione, la profonda intensità dei gifted è una forza, una sorgente di entusiasmo, non una difficoltà e un sovraccarico da gestire; il loro perfezionismo rappresenta il coraggio del cambiamento, non il terrore del fallimento; la complessità cognitiva ed emotiva è la loro natura intrinseca, non una complicazione che faticano a decifrare. Riconoscere e valorizzare questi aspetti significa offrire loro la possibilità di stare bene con sé stessi, di sentirsi visti e apprezzati per ciò che sono. Non si tratta di idealizzare, ma di comprendere a fondo la loro complessità. È proprio questa comprensione che libera: consente ai gifted di sentirsi parte del mondo nel modo giusto, realizzando una forma autentica di inclusione.
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